Il problema degli smartwatch Wear OS è Wear OS – Editoriale

Il problema degli smartwatch Wear OS è Wear OS, è assolutamente così. Hardware da top di gamma per farlo girare al meglio ma purtroppo il problema è il software.

Al CES 2020 l’argomento smartwatch è stato trattato a più riprese. Fossil, Diesel, TicWatch, Skagen, Suunto, etc tutti indossabili dotati di Wear OS che fanno girare uno dei sistemi operativi migliori per smartwatch ma, al tempo stesso, anche peggiore.

Si perché molti di questi prodotti vantano un hardware da top di gamma – per quanto concerne questa categoria di prodotti ovviamente – molta RAM ma anche molta memoria interna. Il punto è che si scontrano con un sistema operativo che, per garantire le funzionalità cui si impone di fornire, è un campione di battery drain.

Per carità, la qualità estetica dei prodotti Wear OS, sopratutto di quelli che costano circa 250 euro in su, è eccellente con alcuni smartwatch che sembrano veri e propri orologi elegantissimi da polso, come quello che sto per andare a raccontarvi. Ma il punto è che attualmente per l’utente medio uno smartwatch con Wear OS è un oggetto cui può fare benissimo a meno. Frase forte, ne sono consapevole, ma un esempio tra tutti è la possibilità di utilizzare WhatsApp in maniera non completa, impossibile per ora renderlo utile come la versione da smartphone.

Wear OS ha un proprio Store, dispone di applicazioni come quelle che girano su uno smartphone ma sono pur sempre un”doppione delle originali”. Ad esempio, chiamando in causa un’altra app Social, per utilizzare Telegram sull’orologio dovremmo installare l’App anche qui.

Fossil 5 Gen

Che sia chiaro, Google l’ha trattata anche come un’idea che sta alla base di una più completa sincronizzazione ma, tornando a WhatsApp, la versione dell’App per Wear OS non esiste e non è nemmeno in previsione di realizzazione. I produttori sono chiamati in causa per popolare lo Store di Wear OS ma non vi è alcun obbligo nel realizzare l’app anche per il sistema operativo dell’orologio. Insomma, capite bene che lo smartwatch deve essere utile quando abbiamo le mani impegnate ma è palese che anche se chiedessimo aiuto con la voce a Google, non potrebbe fare tutto ciò che ci serve fare durante gli impegni vita quotidiana.

E tutto questo appena scritto non è un’interpretazione del volere di chi banna gli Smartwatch a priori, è frutto di un’esperienza reale che, appena dopo una settimana, si è conclusa con un “ma così non mi serve”.

E da qui inizia l’esperienza che vado a raccontarvi…

Stiamo parlando nel dettaglio di un Fossil 5th generazione, a detta dei vari recensori uno dei migliori per quanto concerne estetica e prestazioni. Al polso sta bene, il cinturino un po’ pesante ma è in acciaio e ci può stare.

Tre pulsanti sulla parte destra di cui due personalizzabili e uno – corona – che vi porta indietro e sul “drawer” dell’orologio. Si può anche usare la corona nel verso orario e antiorario per impartire il comando di scendere o salire nelle varie schermate che prevedono la lettura di informazioni in verticale. Display bellissimo, OLED con neri profondi e contrasti eccellenti. Parte posteriore con il sensore del battito cardiaco e uno spessore contenuto. Davvero un bellissimo prodotto.

Fossil 5 Gen

Configurazione veloce e primo avvio altrettanto ma, come già scritto su, a partire da subito si sono palesati i limiti cui mi riferisco. Vedevo la batteria calare drasticamente, a vista d’occhio, figlia della marea di informazioni sincronizzate in ogni momento con l’account Google e da/verso il collegamento perenne allo smartphone via bluetooth.

Senza contare che installando molte applicazioni dallo Store, l’autonomia potrebbe calare ancora. Una batteria così piccola non può fare miracoli, non glieli si chiede. Altresì questi dovrebbe farli Wear OS che invece sincronizza e chiama in causa anche i Play Services (anche a display spento). Non è difficile tenere al polso lo smartwatch con il display spento, accenderlo dopo mezzora con un movimento del polso e vedere la batteria già calata di 15/20 punti percentuali senza aver fatto o visualizzato alcunché. Si può tenere il display anche sempre acceso ma capite voi stessi che diventa puro masochismo!

E poi c’è l’utilizzo in mobilità, ad esempio quando si hanno le mani impegnate. Chiamo spesso in causa WhatsApp perché è una delle App più utilizzate al mondo e un potenziale acquirente vuole sapere se può gestirlo senza togliere lo smartphone dalla tasca. Ebbene, è impossibile! Avere a disposizione la possibilità di leggere un messaggio completo invece di un’anteprima, impossibile! Ascoltare e rispondere con un vocale perché non possiamo tenere in mano lo smartphone, impossibile!

E il calendario Google pensate possa aiutarvi in mobilità? Ma assolutamente no. Visualizzazioni degli impegni odierni OK e anche quelli futuri ma non c’è modo di visualizzare quelli passati, anche sono per andare a modificare un impegno e contrassegnarlo come “fatto”.

Il core di uno smartwatch con Wear OS è Google Assistant ed è per ora l’unico valore aggiunto degli smartwatch con questo sistema operativo. Peccato che Google non abbia pensato che non i tutti i contesti si può parlare all’orologio e si potrebbe avere la possibilità semplicemente di ascoltare o visualizzare informazioni dettagliate. In ogni caso l’assistente vocale aiuta in un sacco di situazioni, compresa la navigazione con Google Maps ma, anche se utilissimo, non aggiunge le funzioni che servono.

Fossil 5 Gen

E ancora, rispondere ad una chiamata direttamente dall’orologio. Questa funzione è supportata ma tra disturbi, voce che va e viene e una sorta di lag continuo tra domanda e risposta del’interlocutore è frustrante. Quest’ultima problematica è legata al singolo Fossil 5th, l’azienda lo sa bene che tutta la produzione ne è affetta. Ma è per far capire che se non si possono fare nemmeno quelle cose che non possiamo fare perché non possiamo avere tra le mani lo smartphone, che senso assume avere uno smartwatch al polso?

Per avere a disposizione l’ora a portata di polso va benissimo un semplice sportwatch, costa di meno, dura molto di più la batteria e non fa certo meno cose rispetto ad uno smartwatch Wear OS attuale. A proposito della batteria, Fossil ci mette del suo con 4 modalità energetiche che spaziano dall’utilizzo completo dello smartwatch (con tutti i sensori attivati) all’utilizzo come semplice orologio always on. La durata dell’indossabile migliorerà ma torniamo sempre al punto di partenza.

Insomma, qualche altra chance ho provata a dargliela, installando qualche app di terze parti e provando a curiosare online qualche possibilità per espanderne le funzionalità. Ma purtroppo la risposta è che Wear OS attualmente non è personalizzabile come da sempre è stata la natura di Android.

Più passavano i giorni più il Fossil si allontanava dal polso, fino a rimanere lì fermo a prendere polvere sulla scrivania. Autonomia davvero irrisoria se usato come concepito, la possibilità di non essere utile come uno smartwatch dovrebbe essere, unito magari ad aspettative troppo alte, hanno fatto in modo di reimpacchettare tutto e rispedire al mittente.

E allora che fare? La conclusione è che il problema degli smartwatch Wear OS è Wear OS e servirà tempo per renderlo davvero utile come un utente si aspetterebbe da Google. Al momento meglio spendere i propri soldi altrove, magari in uno sportwatch che, sebbene non gestisca le notifiche a livello di Wear OS (ma poco ci manca), hanno nelle attività sportive il loro core, monitorando decine e decine di attività e con un autonomia incredibilmente maggiore.

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