Immuni: dove ha fallito l’app per il tracciamento dei contagi da COVID-19

Immuni ha fallito? Ecco le ultime analisi sull'app per il tracciamento del contagio da COVID-19.

Ricordate Immuni? Alzi la mano chi l’ha scaricata e non la usa più. In questo articolo analizziamo tutti i problemi dell’app italiana che sfrutta le API di Apple e Google per il tracciamento dei contatti più stretti.

immuni

Immuni è l’app sviluppata da Bending Spoons e ceduta gratuitamente all’Italia. Sfrutta le API di Apple e Google per il tracciamento ormai disponibili da maggio 2020. L’app funziona ancora, ma limitatamente. Potrebbe essere un’arma perfetta contro i contagi da COVID-19, ma non ha mai spiccato il volo.

I numeri di Immuni

Molti utenti, per la precisione 10.114.700 al 2 gennaio 2021 hanno scaricato Immuni sul proprio smartphone. Scaricato, non mantenuto installata o attivata. È ragionevole credere infatti che alcuni utenti non abbiano mai concesso i privilegi all’app di accedere al sistema di tracciamento o ancora abbiano disinstallato l’app dopo il download. Questo dato quindi, per i motivi appena citati, è da prendere con le pinze. Non ci sono dati ufficiali in merito e difficilmente arriveranno mai. Eliminare l’app dal proprio smartphone o non avviarla rende quindi il tracciamento non possibile.

dati immuni

Nominalmente, il tasso di penetrazione di Immuni tra gli over 14 è di circa il 18%, ma il dato esposto sul sito ufficiale è aggiornato al 30/11/2020. Si tratta ovviamente di una percentuale media italiana: in alcune regioni siamo sopra il 24% e la differenza si vede. Come? Proprio attraverso i dati esposti sul sito web. Nelle regioni con un tasso di adozione dell’app elevato non solo vengono registrati molti più positivi che nelle altre, ma anche le notifiche inviate sono più numerose. In realtà l’app non ha compiuto un vero e proprio salto in avanti nelle ultime settimane.

Tecnicamente, l’unico appunto da muovere nei confronti del sistema di tracciamento di Apple e Google sfruttato da Immuni è lo scenario in cui l’utente cambia smartphone. In questo caso, si perde completamente la cronologia del tracciamento dei 15 giorni precedenti al cambio del dispositivo. Il problema non riguarda l’app italiana, ma tutte quelle app che si basano sulle API delle due aziende americane.

Per il resto, così come abbiamo spiegato più volte, le API di Apple e Google sono una vera e propria garanzia. Nessun dato degli utenti è in alcun modo utilizzato in modo illegittimo e, di fatto, tutte le piattaforme che sfruttano questo sistema sono sicure al 100%.

Immuni: sì o no?

Immuni tuttavia è sempre stata al centro di grandi dibattiti nell’opinione pubblica, perlopiù vittima di vere e proprie campagne denigratorie da parte di chi non si è mai ben informato sull’argomento. Dall’altra parte le istituzioni probabilmente non hanno lavorato in modo tale da scardinare queste “credenze” sull’app e, probabilmente, hanno spinto poco e male sul download dell’app.

Una cosa è certa: arrivati ad oltre 7 mesi dal lancio di Immuni, nella quasi totalità dell’Italia, avere o meno l’app installata sul proprio dispositivo è pressoché identico. Spesso gli operatori sanitari non chiedono alla persona risultata positiva il codice da inserire nella piattaforma per notificare il pericolo ai contatti stretti e, quando lo fanno, è davvero difficile che si abbia a che fare con una persona che utilizza l’app.

Il consiglio è comunque quello di scaricarla ed attivarla e, in caso di positività, chiedere al personale sanitario come poter sfruttare Immuni per segnalare il proprio status di positivo.

Opportunità mancata? Forse: la tecnologia può certamente essere impiegata meglio nella lotta al COVID-19, ma è necessario che la popolazione diventi consapevole di questa cosa.

 

Editoriali